Forma o sostanza?

12mar10
cliente: Compass
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Fino adesso si è parlato di trasparenza. Ma si tratta solo di dare più centralità al cliente e comunicare meglio, o andiamo verso un mutamento dei prodotti e del mercato? Da gennaio c’è una novità che aiuta a chiarire le idee

In questi mesi, il settore del credito è sommerso di nuove norme. Si va dalla direttiva europea, alle disposizioni di Bankitalia, fino alla preannunciata normativa Isvap. Tutto quanto detto finora ruota intorno alla trasparenza: questa parola ricorre in continuazione, ma nel districarsi tra le richieste di adeguamento c’è da chiedersi se tutti gli sforzi che gli operatori del credito stanno compiendo siano finalizzati a un cambiamento solo formale, o anche sostanziale. Insomma, se adeguarsi significhi solo modificare procedure e modalità di comunicazione, o se incida sul modo di fare credito al consumo, sui suoi prodotti e quindi sul mercato.
Nello scorso numero, ci eravamo lasciati con le direttive di Banca d’Italia varate a luglio 2009 e oggi in fase di attuazione, volte all’adeguamento agli standard europei. Abbiamo parlato di semplificazione e trasparenza nei rapporti con i clienti: dalle banche alle finanziarie, i contratti devono essere chiari e comprensibili (da gennnaio, sul web sui giornali si trovano persino dei consigli di scrittura), i costi trasparenti e confrontabili e i clienti devono essere classificati secondo profili standard che permettano la personalizzazione dei prodotti a seconda delle esigenze del target. Ma nei prodotti finanziari, nel credito in sé, cambia qualcosa?

Verso un nuovo credito al consumo?
Il punto cruciale sta nell’applicazione della parola “trasparenza” alla parola “costi”. E anche se in termini di trasparenza hanno poco impatto, in termini di costi dicono tanto le disposizioni di Bankitalia in materia di rilevazione dei tassi effettivi globali. Queste disposizioni, diffuse a gennaio e utilizzate per la determinazione dei tassi soglia per l’usura, prevedono un nuovo calcolo: da oggi vi rientrano, oltre alle commissioni finanziarie e le spese di incasso rate, anche le spese assicurative legate al finanziamento. Le disposizioni arrivano dopo un intenso dibattito, iniziato a metà dello scorso anno in Parlamento: a fine febbraio 2010, la Commissione finanza di Montecitorio si è espressa sul credito al consumo, individuando diverse aree di intervento. Una di queste è la trasparenza nei rapporti con i consumatori. Ma l’accento è caduto più che altro sui costi, spesso al di sopra della media Ue, e in particolare sui tassi delle carte revolving. La Commissione ha inoltre individuato un’area critica nell’elevato numero di operatori: 171 società finanziarie, a cui si aggiunge un variegato (e sfuggente ai controlli della banca centrale) universo di piccole società (1.100), mediatori creditizi e agenti finanziari (180mila). A livello legislativo, quindi, viene auspicato un cambiamento del mercato, verso uno scenario di concorrenza tra grandi operatori sotto l’egida della trasparenza e della sostenibilità dei costi. Non solo forma, ma anche sostanza.



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